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È arrivata l’ora dei patti prematrimoniali in Italia?

La bozza di legge delega

Recentemente è stata riportata dagli organi di stampa la notizia relativa alla bozza di disegno di legge delega che la Presidenza del Consiglio ha sottoposto ai Ministri per le rispettive aree di competenza e che contiene un accenno ai cosiddetti patti prematrimoniali. Premesso che si tratta di un testo preliminare che non è ancora stato inviato al Parlamento e tantomeno discusso, all’art. 20 lett. b della bozza (v. allegato) si legge che il governo, in caso di approvazione del testo, sarà delegato ad adottare uno o più decreti legislativi per la revisione e integrazione del codice civile, al fine, tra l’altro, di «consentire la stipulazione tra i nubendi, tra i coniugi, tra le parti di una programmata o attuata unione civile, di accordi, in forma di atto pubblico o scrittura privata autenticata, aventi efficacia obbligatoria, intesi a regolare tra loro, nel rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume, i rapporti personali e quelli patrimoniali e i criteri per l’educazione dei figli».

Evidenziata nuovamente l’estrema concisione e il carattere unicamente programmatico del testo, da cui peraltro si possono già dedurre degli elementi di riflessione, il testo diffuso dal Governo ha riacceso il dibattito sul tema.

 

I patti prematrimoniali all’estero

Come noto, i patti prematrimoniali sono realtà in molti Paesi, primo tra tutti gli Stati Uniti d’America, ove i prenuptial agreements in contemplation of divorce sono da tempo utilizzati, soprattutto in casi di patrimoni rilevanti. È stato peraltro evidenziato che un ruolo fondamentale nel successo dell’istituto va ricondotta al «passaggio dal sistema dello scioglimento del matrimonio basato fondamentalmente sulla colpa alla regola del no fault divorce» (Oberto, Contratti prematrimoniali e accordi preventivi sulla crisi coniugale, Fam. e diritto, 1-2012), il che costituisce un importante motivo di riflessione sul perché tale iniziativa sia stata fatta propria dall’attuale Governo italiano.

I patti prematrimoniali sono poi ammessi in Australia e naturalmente nel Regno Unito, soprattutto a seguito del noto caso Radmacher v Granatino nell’ambito del quale «la Court of Appeals ha letteralmente demolito ogni limite al riconoscimento anche nel Regno Unito degli ante-nuptial contracts» (cfr. Oberto, cit.).

Con riferimento all’Europa continentale, è noto che da sempre la Germania ammette i patti prematrimoniali, legittimi anche secondo il Codi de familia catalano e, con determinate limitazioni, ammissibili anche in Svizzera. In Francia gli accordi prematrimoniali non sono validi, alla stregua dell’attuale legislazione italiana, ma il code civil dà ampio spazio all’autonomia privata nell’ambito delle convenzioni stipulate durante il matrimonio.

 

La giurisprudenza della Suprema Corte

Quanto all’Italia, con la sentenza n. 3777/1981 la Cassazione sancì la nullità dei patti prematrimoniali per illiceità della causa («L’assegno di divorzio è indisponibile prima dell’inizio del relativo giudizio tanto nella sua parte assistenziale quanto nella parte risarcitoria e compensativa»). Con sentenze più recenti – n. 8109/2000, n. 5302/2006, n. 17634/2007 – la Suprema Corte stabilì, in estrema sintesi, che gli accordi prematrimoniali che quantificano preventivamente l’assegno divorzile erano affetti da nullità non più assoluta, ma relativa.

La sentenza della Suprema Corte n. 23713/2012 stabilì poi che «è valido l’impegno negoziale assunto dai nubendi in caso di fallimento del matrimonio (nella specie trasferimento di un immobile di proprietà della moglie al marito, quale indennizzo delle spese, da questo sostenute, per ristrutturare altro immobile destinato ad abitazione familiare di proprietà della moglie medesima), in quanto contratto atipico con condizione sospensiva lecita, espressione dell’autonomia negoziale dei coniugi diretto a realizzare interessi meritevoli di tutela, ai sensi dell’art. 1322, secondo comma, c.c., essendo, infatti, il fallimento del matrimonio non causa genetica dell’accordo, ma mero evento condizionale».

Tuttavia, con il più recente arresto sul punto, la Suprema Corte (sentenza n. 2224/2017) ha ribadito e rafforzato il principio già espresso nel 1981, ovvero che gli accordi prematrimoniali «sono invalidi per illiceità della causa, perché stipulati in violazione del principio fondamentale di radicale indisponibilità dei diritti in materia matrimoniale di cui all’art. 160 c.c. Ne consegue che di tali accordi non può tenersi conto non solo quando limitino o addirittura escludano il diritto del coniuge economicamente più debole al conseguimento di quanto necessario a soddisfare le esigenze della vita, ma anche quando soddisfino pienamente tali esigenze, in quanto una preventiva pattuizione potrebbe determinare il consenso alla dichiarazione della cessazione degli effetti civili del matrimonio».

Una prima riflessione sulla bozza di delega

Da questa pur brevissima panoramica si comprende che su questo tema il panorama a ogni livello – nazionale, europeo, internazionale – è estremamente frammentato, e non esiste una indicazione univoca.

Ciò che tuttavia appare chiaro è che la liceità dei patti prematrimoniali ha ragion d’essere soprattutto nell’ambito di quegli ordinamenti – come gli USA – ove in molti Stati non esiste il divorzio per colpa, mentre nel sistema italiano l’accertamento dell’eventuale violazione dei doveri nascenti dal matrimonio resta, almeno formalmente, uno dei cardini della separazione personale dei coniugi.

In questa prospettiva è ovvio che consentire anche in Italia ai futuri coniugi di disciplinare prima del matrimonio gli effetti dell’eventuale crisi familiare di fatto renderebbe vano l’accertamento delle responsabilità della crisi stessa, fatti salvi eventuali profili risarcitori che però dovrebbero essere adeguatamente sviluppati in ambito legislativo e giurisprudenziale.

In sintesi: l’intero diritto di famiglia italiano dovrebbe essere ripensato organicamente.

Invero, già da alcuni anni il sistema legislativo italiano in tema di crisi familiare è in rapida e proforma trasformazione. E dunque la delega che il Governo chiede al Parlamento di attribuire all’Esecutivo sui patti prematrimoniali deve essere letta anche e soprattutto in coordinamento con il DDL S. 735, noto alle cronache come “DDL Pillon” (dal nome del primo firmatario), che si propone – tra l’altro – di abrogare l’istituto dell’addebito.

Se tale proposta di legge venisse approvata si passerebbe quindi anche in Italia, come negli USA e in Germania, tanto per citare due Paesi nei quali i patti prematrimoniali sono ammessi (in UK è attualmente in discussione la proposta di legge sul passaggio al “divorzio senza colpa”, a un sistema in cui la “colpa” della crisi familiare non avrebbe più rilevanza.

Ciò consentirebbe da un punto di vista logico-giuridico, come detto, l’ingresso nel sistema dei patti prematrimonali, ma comporterebbe una serie di problemi significativi, primo tra tutti l’assenza di un accertamento delle responsabilità della crisi familiare, con potenziale danno soprattutto dei soggetti deboli, i quali potrebbero non avere la possibilità di “contrattare” condizioni eque in ambito prematrimoniale, con il rischio concreto di arrivare a una sorta di “ripudio” senza possibilità di discussione, il che non è accettabile.

Al riguardo, come accennato, il testo della bozza è quantomai sintetico e non affronta il problema della responsabilità della crisi familiare. Tuttavia, alcuni elementi possono essere enucleati. Primo tra tutti appare significativo il richiamo al «rispetto delle norme imperative, dei diritti fondamentali della persona umana, dell’ordine pubblico e del buon costume», il che sembra indicare che i patti prematrimoniali dovranno limitarsi a regolare le questioni economiche e non entrare nella sfera personalissima dei coniugi (si pensi per esempio alla libertà sessuale). Dovrà in ogni caso essere espressamente chiarito il successivo riferimento ai «rapporti personali» che possono essere disciplinati con questi patti. È poi significativo l’accenno al fatto che i patti prematrimoniali potranno riguardare i «criteri per l’educazione dei figli», mentre gli altri rapporti genitoriali, in particolari quelli economici, non dovrebbero avere ingresso, rimanendo così sottoposti al controllo giurisdizionale.

Si tratta in ogni caso di indicazioni del tutto preliminari. Bisognerà quindi seguire con attenzione gli sviluppi di questo progetto con particolare riguardo alla protezione dei soggetti deboli.


Allegati:
Matrimonio Separazione Divorzio Legislazione Patti Prematrimoniali

Pubblicato mercoledì 03 aprile 2019
da Riccardo Pesce
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