Centro per la Riforma del Diritto di Famiglia
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L'alienazione parentale non è una "patologia" ma un comportamento illecito

Trib. Milano, sez. IX civ., decreto 9-11 marzo 2017 (Pres. Amato, est. G. Buffone)

Il termine alienazione genitoriale - se non altro per la sua prevalente e più accreditata dottrina scientifica e per la migliore giurisprudenza - non integra una nozione di patologia clinicamente accertabile, bensì un insieme di comportamenti posti in essere dal genitore collocatario per emarginare e neutralizzare l'altra figura genitoriale; condotte che non abbisognano dell'elemento psicologico del dolo essendo sufficiente la colpa o la radice anche patologica delle condotte medesime. In caso di azione infondata posta in essere dal genitore che abbia attuato comportamenti alienanti, si impone una pronuncia di condanna ex art. 96 comma II c.p.c., registrandosi un grave abuso dello strumento processuale. In particolare, l'azione promossa dalla madre, la quale proponga ricorso contro il padre, per questioni relative ai figli, e risulti poi essere autrice di comportamenti alienanti, è da ritenere processualmente viziata da colpa grave e come tale meritevole di sanzione ex art. 96 comma III c.p.c.


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Giurisprudenza

Pubblicato giovedì 30 marzo 2017
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