Centro per la Riforma del Diritto di Famiglia
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Il diritto dei nonni

 

IL DIRITTO DEI NONNI

  1. Evoluzione normativa

Il dibattito inerente la rilevanza giuridica dei nonni nell’ordinamento italiano affonda le proprie radici in un quadro normativo incerto, ove, nonostante le innovazioni introdotte dalle più recenti riforme del diritto di famiglia, permangono notevoli lacune.
La legge 19 maggio 1975, n. 151, seppur tesa a rafforzare la condizione dei figli, non affrontò il delicato rapporto di questi con gli ascendenti. L’intervento si calava, infatti, in una realtà sociale improntata a un modello di “famiglia nucleare”, tralasciandone così le variegate estensioni.
La legge 4 maggio 1983, n. 184 (unitamente alle successive modifiche e integrazioni, quali la L. 476/1998 e la L. 159/2001), nel disciplinare adozione e affidamento dei minori, ribadì il diritto degli stessi a una famiglia, ampliando però la concezione di questa oltre il trinomio padre-madre-figlio.
Significativa fu poi la legge 8 febbraio 2006, n. 54, inerente la separazione dei genitori e l’affidamento condiviso. Il legislatore, prescrivendo all’art. 155 c.c. (oggi trasfuso nell’art. 337-ter c.c.) il diritto del minore a “conservare rapporti significativi con gli ascendenti e con i parenti di ciascun ramo genitoriale”, prese atto del ruolo aggregante rivestito dai nonni nella società moderna, ove le famiglie, pur non possedendo più un’impostazione patriarcale, poggiano sul fattivo e costante contributo degli avi all’accudimento dei nipoti (1).
Dal punto di vista giurisprudenziale sono stati molti gli interventi che, prima della riforma del 2012 (cfr. infra), hanno attribuito agli ascendenti ruoli tutt’altro che marginali. È accaduto che, in considerazioni degli impegni lavorativi dei genitori, provvedimenti concernenti il prelievo da scuola, l’accudimento, l’accompagnamento ad attività extrascolastiche, la collocazione durante il periodo estivo o la permanenza nei finesettimana fossero parametrati proprio sulla disponibilità dei nonni (2). Ancora, dinnanzi a carenze genitoriali imputabili a problemi caratteriali o di salute, si è stabilito che agli ascendenti spettasse di vigilare sugli incontri tra i genitori stessi e i figli, e, frequentemente, i nonni sono stati eletti stabili collocatari (3) o affidatari della prole. Si richiama in proposito la pronuncia del 2 febbraio 2010, con la quale il Tribunale di Mantova ha affidato due minori alla nonna paterna stante l’inidoneità del padre, dedito all’abuso di sostanze
Frequenti, tuttavia, anche pronunce contrarie, con le quali il diritto di visita degli ascendenti è stato escluso o sottoposto a restrizioni (4). Il Tribunale per i minorenni di Palermo, con decreto del 15 novembre 2010, ha rigettato l’istanza svolta dal nonno paterno al fine di ottenere regolari rapporti con i propri nipoti. Esclusa la sussistenza di un pregiudizio in capo ai minori derivante dalla brusca e ingiustificata interruzione della frequentazione, il Tribunale, pur auspicando nella progressiva riconquista di positivi rapporti familiari, ha concluso che “l’introduzione forzata della relazione con il nonno, nella persistenza della profonda contrapposizione che oppone quest’ultimo al nucleo familiare dei minori e, in definitiva, ai minori stessi, non corrisponde all’interesse dei due bambini alla salvaguardia dell’integrità familiare, mancando in effetti, una relazione affettiva significativa da tutelare” (5).
In un così variegato quadro giurisprudenziale, nonché nell’assenza di uno specifico paradigma normativo, la dottrina ha visto il contrapporsi di due orientamenti: da un lato, coloro che ravvisavano in capo ai nonni un mero interesse legittimo, degno di tutela solo se coincidente con quello del minore; dall’altro, coloro che riconoscevano l’esistenza di un vero e proprio diritto soggettivo perfetto, il cui fondamento era ricondotto all’art. 74 c.c., ove, dunque, l’interesse del minore costituiva per un verso presupposto di tutela e, per altro, limite alla pretesa stessa (6).
La svolta normativa è stata rappresentata dalla legge delega 10 dicembre 2012, n. 219, intitolata “Disposizioni in materia di riconoscimento di figli naturali”, e dal successivo decreto delegato 28 dicembre 2013, n. 154, intitolato “Revisione delle disposizioni in materia di filiazione, a norma dell’art. 2 della legge 10 dicembre 2012, n. 219”.
Tale riforma, sancendo l’unicità dello status giuridico filiale, ha introdotto due disposizioni rilevati inerenti al tema trattato. L’art. 315-bis c.c. sancisce, al comma secondo, che il figlio “ha diritto di crescere in famiglia e di mantenere rapporti significativi con i parenti”. L’art. 317-bis c.c. (in precedenza dedicato alla potestà dei genitori non coniugati) stabilisce invece che “gli ascendenti hanno diritto di mantenere rapporti significativi con i nipoti minorenni”, fornendo, quale strumento a tutela di predetto diritto, la facoltà di “ricorrere al giudice del luogo di residenza abituale del minore affinché siano adottati i provvedimenti più idonei nell’esclusivo interesse del minore. Si applica l’articolo 336, secondo comma”.
La norma riconosce, dunque, una posizione di diritto autonoma, speculare a quella garantita al figlio minore dal summenzionato art. 315 bis c.c. e operante anche al di fuori della crisi genitoriale cui fa riferimento l’art. 337 ter c.c.

2. Applicazioni giurisprudenziali

Fulcro delle controversie in materia si sono rivelati essere i diritti alla frequentazione e alla visita, circostanza in grado di sottendere l’idea che rapporti stabili tra nonni e nipoti possano certamente contribuire a una migliore crescita e formazione personale del fanciullo (7).
La Corte d’Appello di Venezia, nell’accogliere il reclamo presentato dai nonni al fine di mantenere un rapporto significativo con i nipoti, riconosce “l’importanza che assume nella vita e formazione educativa dei minori anche la conoscenza e frequentazione dei nonni in funzione di una loro crescita serena ed equilibrata (cfr. Cass. civ. sez. 111/8/2011, n. 17191), quali componenti della famiglia allargata nel cui interno essi sono collocati e della quale fanno parte”, affermando altresì come gli ascendenti rappresentino il “necessario bagaglio di esperienza e culturale che i minori debbano avere in vista di una formazione completa della loro personalità” (10).
La Corte di Cassazione, con sentenza del 19 gennaio 2015, ha respinto l’istanza di una nonna avverso la pronuncia di merito che, a seguito delle resistenze del padre della nipote, le aveva negato il diritto di visita alla piccola. Pur riconoscendo legittimazione ad agire in capo alla donna, la Corte ha, infatti, evidenziato come “Il diritto dei minori di conservare rapporti significativi con gli ascendenti non attribuisce a questi ultimi un autonomo diritto di visita, ma introduce un ulteriore elemento di indagine e valutazione nella scelta e nell’articolazione dei provvedimenti da adottare nella prospettiva di una rafforzata tutela del diritto del minore ad una crescita serena ed equilibrata”. Nel delicato caso di specie – la madre della minore era, infatti, scomparsa prematuramente a seguito di una malattia – si rivelarono determinanti le dichiarazioni rese dalla bambina che, a più riprese, manifestò il desiderio di non rivedere la nonna materna, affermando “mi ricorda cose troppo brutte, soprattutto le grandi litigate con papà quando mamma stava male” (8).
Il diritto dei nonni, dunque, nulla pare essere se non un riflesso di quello del minore, valorizzato quale diritto preminente (9).
Si annota poi la pronuncia del Tribunale per i minorenni di Venezia, ove si afferma il carattere assolutamente strumentale del diritto in esame, deputato a realizzare il paradigma fondamentale dell’interesse del minore e destinato a soccombere a fronte del diritto di quest’ultimo a condurre un’esistenza serena ed equilibrata: “il diritto dei nonni, riconosciuto dall’art. 317 bis c.c., merita tutela subordinatamente all’interesse dei minori, ovverosia quando la mancanza di una significativa relazione sia effettivamente pregiudizievole per i nipoti” (11).
Da ultimo, merita un accenno la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 20 ottobre 2015 nell’ambito della controversia Manuello e Nevi c. Italia. La vicenda – seppur senza tener conto delle più recenti innovazioni normative, essendo i fatti di causa antecedenti a queste – evidenzia, ferma restando la centralità del superiore interesse del minore, il favore della giurisprudenza comunitaria nei confronti degli ascendenti. L’Italia infatti è stata condannata in quanto “le autorità nazionali non si siano impegnate in maniera adeguata e sufficiente per mantenere il legame famigliare tra [i nonni] e la nipote e [hanno] violato il diritto degli interessati al rispetto della loro vita famigliare sancito dall’articolo 8 della Convenzione”.

3. Profili critici

Questa sintetica rassegna evidenzia la perdurante assenza di strumenti normativi adeguati sul tema degli ascendenti, nonché la difficoltà a tradurre in termini giuridici la sempre più mutevole realtà sociale.
Peraltro, la valorizzazione della relazione affettiva e la sua supremazia rispetto a meri “legami di sangue” sancita dalle recenti pronunce in tema di stepchild adoption potrebbe costituire uno spunto per ripensare organicamente la normativa in questione, riconoscendo al “diritto dei nonni” maggiore dignità, sancendo “da un punto di vista giuridico, ciò che a livello sociale da sempre è noto a tutti: l’importanza dei nonni” (12).

 

Elena Passarella

Studio Avv. Danovi

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(1) A. ARCERI, Diritto alla bigenitorialità e rapporto tra minore e nonni nell’affidamento condiviso, in Famiglia e diritto, 2016, 2, p. 154 ss.
(2) Trib. Bologna, sent. 3 marzo 2009; Trib. Bologna, sent. 23 marzo 2009
(3) Trib. Bologna, 5 marzo 2009, n. 1263; Trib. Bologna 23 novembre 2006, n. 7995
(4) Trib. Bologna, 1 marzo 2010; C. Appello Milano, 11 febbraio 2008
(5) Trib. Min. Palermo, 15 novembre 2010
(6) M. CAVALLARO, Il c.d. diritto di visita dei nonni: rilevanza e qualificazione degli interessi in gioco, in Il diritto privato nel prisma dell’interesse legittimo, a cura di Breccia-Bruscaglia-Busnelli, Giappichelli, 2001, p. 139
(7) F. DANOVI, Il d.lgs. n. 154/2013 e l’attuazione della delega sul versante processuale: l’ascolto del minore e il diritto dei nonni alla relazione affettiva, in Famiglia e diritto, 2014, 5, p. 535
(8) Cass. Civ., 19 gennaio 2015, n. 752
(9) In senso conforme, Cass. Civ., Sez. I, 21 aprile 2015, n. 8100
(10) Corte d’Appello di Venezia, 24 dicembre 2015, n. 162
(11) Trib. Min. Venezia, 7 novembre 2016
(12) M. LADDOMANDA, L’importanza dei nonni nella giurisprudenza italiana ed europea, in Diritto.it

 

 


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Pubblicato giovedì 23 febbraio 2017
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